Descrizione
Nel nuovo clima dell’Italia postunitaria, a poco più di un decennio dalla proclamazione di Roma capitale, è l’antico accesso verso Bologna, demolito nel 1882, a diventare il fulcro di un’ampia porzione di territorio che da suburbano si appresta a essere edificato. La sistemazione, attuata fra il 1933 e il 1934 e ancor oggi in gran parte immutata, definisce un ampio spazio pubblico a seguito dello spostamento della stazione delle ferrovie provinciali, il cui fascio di binari si attestava sugli odierni viali Virginia Reiter e Nicola Fabrizi. Demolita già nel 1924 l’ormai vetusta Barriera Garibaldi e ricollocato nel 1934 il monumento a Vittorio Emanuele II nel nuovo spazio fuori porta San Francesco, il nuovo piazzale largo Garibaldi avrà come fulcro la “Fontana dei due Fiumi” di Giuseppe Graziosi, inaugurata nel 1938. La configurazione architettonica dei fronti edilizi avverrà molto lentamente e testimonia, nella sua eterogeneità, il progressivo affrancarsi della pur provinciale cultura locale dagli ormai esausti codici storicisti, sino ad abbracciare il nuovo verbo razionalista. Dall’eclettico palazzo Benassati (eretto in due fasi, la prima nel 1910, la seconda, con linguaggio identico, addirittura nel 1934), si passa al fabbricato dell’albergo “Reale”, costruito fra il 1934 e il 1936 secondo sobrie linee novecentiste su progetto dell’architetto Cesare Bertoni. Dello stesso Bertoni, autore tra l’altro del pregevole condominio “signorile” edificato in viale Berengario 11 nel 1930, è il progetto per casa Zanasi del 1938. Esso riveste un ruolo urbano significativo, costituendo uno dei due angoli all’imbocco della via Emilia in direzione Bologna, ed è un edificio ormai pienamente consapevole del linguaggio “modernista” nei ricorsi orizzontali delle balconature e nell’uso di ampie finestrature.
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, si mostra dunque ancora incompleto solo il lato corto verso est, occupato dai fabbricati dell’antica “Trattoria con alloggio Ponte della Pradella”. Nonostante alcuni progetti avanzati, presto interrotti dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, bisognerà attendere il dopoguerra, quando fra il 1959 e il 1961 su progetto di Vinicio Vecchi verrà realizzato il complesso a destinazione mista Ponte della Pradella. Posto a ideale punto di fuga per chi lascia la città in direzione Bologna, l’edificio non mancò di destare accese polemiche: nel suo occhieggiare al modello d’oltreoceano del “grattacielo”, esso si pone in totale discontinuità rispetto all’edilizia circostante.