Complesso Santa Chiara

Conosciuto anche come: Sala Truffaut

Indirizzo Via degli Adelardi, Rua Muro

Descrizione

Il progetto di riqualificazione del complesso di Santa Chiara si inserisce nell’ambito del più vasto progetto di recupero del centro storico avviato con la variante al Piano Regolatore del 1975 e proseguito dal successivo piano del 1986, che puntava alla riconversione dei contenitori storici in prevalenza a sedi di attività culturali e all’introduzione di popolazione residente all’interno del centro storico, anche mediante un piano di edilizia residenziale pubblica. Realizzato tra il 1839 e il 1844 sul sedime del quattrocentesco monastero di Santa Chiara, nell’ambito del piano di opere pubbliche volute dal duca Francesco IV, viene dapprima adibito a convitto dei gesuiti e in seguito, nel 1859, destinato a caserma di fanteria. Il progetto di ripristino tipologico iniziato nel 1981, realizzato dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, interessa solamente il volume rimasto e non propone la ricostruzione delle parti distrutte dall’incursione aerea del 1944, lasciando in tal modo visibili i segni delle distruzioni belliche. L’edificio per dimensioni e articolazione si presta all’inserimento di un programma complesso, composto da residenze sociali e uffici amministrativi, in modo da rivitalizzare l’intera area alle diverse ore del giorno, attraverso la differenziazione funzionale. A questo scopo, i locali posti a sud-est dell’ex caserma, in precedenza adibiti a teatro, trovano una destinazione analoga con la creazione della sala cinematografica e di alcuni spazi espositivi a essa legati. Nel rispetto della struttura dell’edificio e della sua ripartizione, il progetto punta a ripristinare le funzioni collocandole dove si trovavano originariamente. Gli alloggi occupano infatti le ali dell’edificio in cui si trovavano le residenze private, mentre i luoghi pubblici vengono collocati laddove si trovavano i servizi collettivi del convento prima e della caserma poi. MS Nel 2017, in occasione del Festival filosofia dedicato alle Arti, l’artista Eron, pioniere del writing in Italia, realizza sulla parete incompleta dell’ala costruita più alta (quella che si sviluppa su Rua Muro) l’opera “Ad perpetuam rei memoriam” in occasione dei 2.200 anni dalla fondazione (183 a.C.) di Mutina. Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell'edificio. Sulla “ferita” più evidente emerge un “mezzo tempio della pace” costituito da un codice di segni contemporanei e la metà di una grande colomba, simbolo di una pace non ancora raggiunta.

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  • P. L. Cervellati, G. Botti, C. Ferrari, A. Ronzani, Il centro storico di Modena, Grafiche Rastignano, Bologna 1986.
  • G. Soli, La chiesa ed il convento di S. Chiara, in Chiese di Modena, Aedes Muratoriana, Modena 1974.
  • Settore T.U.Q.E, Comune di Modena, prot. 1120/83.

Committente

Comune di Modena

Proprietà attuale

Pubblica

Fruizione attuale

Mista

Destinazione originale

Convento e caserma

Destinazione corrente

Complesso residenziale, sala cinematrografica, spazi espositivi e per associazioni

Trasformazioni

-

Tipologie di intervento

Restauro

Stato

Realizzato , Riconvertito

Vincolo

N/A

Riferimento PUG

N/A

Riferimento normativo

N/A

Itinerari

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